21
Gen
10

Se rincorri… e poi…

Se rincorri un po’ di ieri nel domani (Centro Letterario del Lazio, Roma – giugno 1989)
poesie 1978-1987

 

Miraggio di esistenza

sempre più amara questa rada erba

– ciuffi nell’arido orto che nessuno

coltiva – non saprò addolcirla

questo ci è dato vivere un miraggio

di esistenza e sembrò tanto bella

quando avidi nel prato ci tuffammo

ma intorno l’erba si è fatta ogni giorno

più scura e incommestibile – aspra pena

per non aver saputo catturare il bene –

in volontario esilio chiusi – appena un poco

discosti per non perdere dagli altri ogni contatto

– abbiamo assaporato il pianto

questo fu dato cogliere e la mano

tendemmo verso l’ultimo cespuglio

secco senza sapore nell’orto del vicino

ora non spero più veder sbocciare un fiore

non saprei come amarlo – amara linfa

quotidiana rassegnato a sorbire

 

Marzapane

se almeno ti sapessi arrampicare

all’archetto di Beethoven

 a sfidare la montagna del dolore

 ilare pulcinella

saltellando sui tasti magari

sulle corde trillanti a perdifiato

di una magica ‘kreutzer’ …

 se almeno ti piacesse

il marzapane

per entrare nelle favole

per vincere

la malìa che ti strega

se almeno ti potesse accompagnare

 Alice

nel giardino incantato

senza perderla la strada

 …o perderla con lei…

 

Controcanto

impalpabile soglia

il dolore

in grumi rappreso

sul crinale del tempo

hai già scorto la penombra della sera

e sconosciuto il giorno

ti sfugge

ostile patrimonio

regalato come il pane dei tuoi anni

gonfie

le ore attendono la vita

la difesa non sostiene la piena

e donchisciotte (chissà quale fantasia

lo ha portato sul crinale del tempo)

schiantano pale maestose:

chi più per lui fermerà il vento

a catturare pellegrine chimere?

cede

senza una lacrima

il sorriso

 

Tra pianto e gioco

chissà perché non ho saputo giocare …

 avevo sempre tanta voglia di capire

e non capivo che tra pianto e gioco

l’urlo mi si smorzava nella gola

scoppiando dentro come un ‘monchéri’

vuoto di ogni dolcezza adescatrice …

 che sciocco stare solo  avrei potuto

raccontarti chissà quali pazze storie

che sciocco stare solo  avresti avuto

intero il mio barlume di speranza

frammenti di fumo sopra inviolati spazi

allargano spiragli per scoprire aperte

le strade che credemmo avere già percorse

e sono ancora vergini di sogno …

 chissà perché non ero un buon compagno di giochi

mi hanno sempre detto di aspettare il mio turno

e forse é ancora dietro l’angolo che aspetta …

 

Haiku (Centrostampa, Gaeta – luglio 1990)
41 prove d’autore sul modello giapponese

 

E poi… / Et puis… (Velardi, Napoli – maggio 1991)
25 poesie con traduzione in francese di Antonio Agnisola

 

Parole (e poi..)

Rimarrò (quando – “e poi…” –

 di me delle mie parole

ti stancherai davvero) rimarrò

quello delle parole – delle tante

parole che ti dissi che ti scrissi

e poi…

mi pentirò di non aver saputo

sconsolato altro che parlare

e scrivere parole

ma i fatti (i fatti

che – avresti voluto? – avrebbero indicato

una mia capacità di agire

mai dimostrata abbastanza quando il caso

lo voleva) non ho avuto la forza

di scoprirli – dov’erano nascosti? –

nelle pieghe di un discorso sempre in fieri

e poi…

poi rimarrò quello delle parole

le dolci toccanti esaltanti

essenziali torrenziali parole

dette scritte sussurrate carezzate

dedicate al tuo cuore ai tuoi sensi

dedicate a chi fummo

– le parole

che ti impediranno allora

di stancarti davvero

di me

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