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Feb
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VOIX DE LA MEDITERRANEE

Leo et Lea

(traduzione da Agnes Olive) la stanza del poeta, Gaeta 2006

que nous reste-t-il
que nous reste-t-il
à part lire des livres
des histoires d’amour
des histoires de vie
celles des autres
celle de léo et léa
léo et léa sont sur un bateau
léo et léa tombent à l’eau
qui est-ce qui reste
il reste moi donc il reste toi

     * * *

che cosa ci resta?
che cosa ci resta
se non leggere libri
storie d’amore
storie di vita
quelle degli altri
quella di Leo e Lea
Leo e Lea sono in barca
Leo e Lea cadono in acqua
chi è che resta?
resto io dunque resti tu

 

 

Me l’ha detto Rimbaud

(traduzione da A chacun sa révolution di Samira Negrouche) la stanza del poeta, Gaeta 2006;

Rimbaud m’a dit :
Les routes toujours se construisent
au crépuscule du voyage là où
se confondent les mots
à la langue captive.

Nous nous aventurons un soir sur des
mots déjà peints à chaque vingt ans
palpitants, nous écrivons les mêmes
paysages et en sommes
les seuls créateurs.

   * * *

Me l’ha detto Rimbaud –
si costruiscono sempre le strade
al crepuscolo del viaggio dove
le parole si confondono
della lingua prigioniera

Ci avventuriamo una sera
su parole ogni vent’anni disegnate
palpitanti e gli stessi paesaggi
noi scriviamo e ne siamo
i soli creatori

 

 

Le piogge

(traduzione da Les pluies di Sami Nasr, dal francese di Essia Shkiri), la stanza del poeta, Gaeta 2006

 

Telles qu’une lune sauvage
Les pluies se posent sur la terre enduite des pêchés
Des oiseaux de la joie sauvage
Les secrets nocturnes pénètrent à minuit
dans notre chambre lunaire
Et la flamme hivernale nous surprit
A dix heures, chacun de nous laisse pour l’autre
Ses mains,
Sa brune paume aimante
Il part laissant ses pieds froids sur le seuil de la faculté
Et laissant aussi sur les arbres les battements
de son cœur sanglant
Et des nids dans les vents

    * * *

Come luna selvaggia si posano le piogge
Sulla terra rivestita di peccati
Di uccelli di gioia selvaggia
I segreti notturni penetrano a mezzanotte
La nostra stanza illunata
E la fiamma invernale ci sorprende
Alle dieci, ciascuno di noi
Lascia all’altro le sue mani
La bruna palma innamorata
Parte lasciando i piedi freddi sul suolo della facoltà
E insieme lascia sugli alberi i battiti
Del suo cuore sanguinante
E nidi nel vento

 

 

Lodève 2006

(diario poetico), la stanza del poeta, Gaeta 2006

X.
Cerco nel fondo della notte un alito
che vinca la malinconia del giorno

dimmi Amandine per quali vie traverse
continui ad incrociare la mia strada

la sigaretta e gli orecchini accendono
rapidi lampi intorno al tuo sorriso

nel chiostro austero della cattedrale
abita il tuo profilo una sua casa

ma preferisco andare e non sapere
se un esito e quale mi dia il caso

XI.
Gioca Nicole con i bambini e i poeti
– lei si diverte e suscita emozioni
che piccole poi crescono
che allegra fanno l’aria

gioca Nicole con le parole che giocano
i poeti come fossero bambini
e invita così i piccoli
con le parole a crescere

 

 

Lo stagno dell’Eden

(traduzione da Etang de l’Eden di Enán Burgos) la stanza del poeta, Gaeta 2007

3

le soleil regagne sa tombe fraîche
danse tournante des eaux
soir d’écume autour de la coquette
Aphrodite
concert antique des vagues porté par
des vents lointains
étang incessamment enflé des lamentations
neptuniennes
je l’écoute d’une oreille tendue vers la nuit
marchant écartant la brume de mon
propre coeur

    * * *

il sole raggiunge la fresca sua tomba
tortuosa danza d’acque

sera di schiuma intorno alla civetta
Afrodite
concerto antico di onde
portato da venti lontani
stagno gonfiato senza tregua dai lamenti
di Nettuno
l’ascolto con l’orecchio teso alla notte
avanzando scartando la bruma del mio
stesso cuore

 

4

crevasses que je redoute
l’argile s’endurcit
pareille a un fruit sec sous le crachat du soleil

séisme dans le sang
toujours en secousse
coup de fouet brûlant qui harcèle le limon

les mamelons ruisselants de la vague
comme un cheval
blanc indomptable à l’assaut des étoiles
traversent ma pensée

dans ma gorge assoiffée je récolte l’or venant de
la barbe de Poséidon

    * * *

fessure che mi spaventano
l’argilla si indurisce
simile a un frutto secco sotto il sole che sputa

cataclisma nel sangue
sempre una scossa
bruciante frustata che il limone tormenta

i capezzoli grondanti dell’onda
come un bianco cavallo
indomabile all’assalto delle stelle
attraversano il mio pensiero

nella mia gola assetata io raccolgo l’oro
della barba di Poeseidone



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