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13
Feb
10

Eccomi qui: l’autobiografia

Autobiografia

Giuseppe Napolitano è stato concepito a Castelforte (Latina) il 12 maggio del 1948. Suo padre Nicola (nato a Carinola) insegnava nella locale Scuola Magistrale, sua madre Lina Rotunno (di Sessa Aurunca) era maestra elementare.
Primo figlio dei suoi genitori, Giuseppe nacque a Minturno (in ospedale, rischiando anche di morire subito) il 12 febbraio 1949. Qualche mese dopo, la famiglia si trasferì a Scauri e lì sarebbe nato il fratello Valerio. La sorella Carolina invece sarebbe nata (a Roma) solo nel ’58; la famiglia si era appena trasferita a Formia. Proprio per lei (“Cicci”) Giuseppe scrisse i primi versi all’età di dieci anni. Ma cominciò a riempire quaderni e quaderni qualche anno dopo: i primi testi che pensò si potessero considerare poesia risalgono al 1963.
Con un padre scrittore, l’idea di pubblicare qualcosa gli venne subito. Con alcuni compagni di classe stampò in proprio (battuto a macchina in poche copie) un giornalino letterario dal titolo “XX secolo”.

Si iscrisse, all’inizio non molto convinto, al Liceo Classico “Vitruvio” di Formia (dove ebbe tra gli insegnanti Luigi Stammati, tra i primi lettori delle sue cose). Nel 1966, con tre amici, la prima pubblicazione: “Alla ricerca del tempo perduto” (di suo, 4 poesie).
Nel 1970, la prima pubblicazione personale, il libretto dei Momenti 1970 con il nome d’arte di Jose Morin (con una prefazione poetica dell’amico Michele de Gaetano).
Iscrittosi alla facoltà di Scienze Biologiche nella Università di Roma, capì ben presto di aver com-messo un errore riparabile e tornò a casa, iscrivendosi a Lettere. Si sarebbe lì laureato nel dicembre del 1972 con una tesi (relatore Ferruccio Marotti) sul teatro di Roger Vitrac.
Cominciò la sua carriera di insegnante a Roma, lavorando per due anni in una scuola privata (una specie di postribolo accettato per necessità). Intanto decise di sposarsi, nel 1974 (matrimonio civile a Castelforte), commettendo il secondo errore riparabile della sua vita. Dopo tre anni, era già finita.
Arrivato al ruolo, dopo i brevi passaggi allo Scientifico “Alberti” di Marina di Minturno e all’ Istituto sperimentale di Castelforte, approdò infine al Liceo Scientifico “Fermi” di Gaeta, dov’è rimasto 25 anni, fino a chiudervi la carriera nel 2006.
Già quando frequentava il liceo, si divertiva a tradurre liberamente i classici latini e greci. La sfida della pubblicazione coincide con i 35 anni (Il giardino di Afrodite, Napoli 1984) – da allora, tutto un seguito di ricorrenze e celebrazioni numerologiche… la passione per i numeri è quasi una fissazione, o una scusa… Dieci anni o trent’anni da… nozze d’argento, metà della vita… Buona parte delle sue pubblicazioni viene fatta coincidere con qualche anniversario.
Nel 1978 ottiene i primi importanti riconoscimenti critici, a partire dal Premio “Casa Hirta” per la raccolta Maschera. Seguono altre numerose premiazioni in tutt’Italia.

Dalla fine degli anni ottanta pubblica su diversi giornali e periodici locali, su numerose riviste specializzate e in antologie, in Italia e all’estero. È tradotto in francese, spagnolo, rumeno, tedesco, inglese, greco, albanese e in esperanto.
Tradurre dai poeti viventi è un’altra sfida, come scrive introducendo la raccolta di “30 poesie da John Deane” nel 2000. La volontà di prestare ad altri la sua voce è la stessa che lo aveva spinto in passato a pubblicare traduzioni dai lirici greci, da Orazio e Catullo: permettere a chi non legge gli originali di avvicinarsi a testi importanti, e intanto misurare le proprie forze con l’espressione di autori comunque congeniali a quelle forze.
Il matrimonio con Irene Vallone celebrato dal sindaco Silvio D’Amante a Gaeta il 9 maggio del 1999 corona i festeggiamenti per i 50 anni appena compiuti e prelude al concepimento più importante: un vero figlio, dopo i tanti parti cartacei. Fortemente voluta, nasce il 25 aprile 2002 la figlia Gabriella Nicole Valeria.
Ultima sfida, per ora, l’etichetta editoriale la stanza del poeta (si stampa nella tipografia Ellegrafica a Gaeta), con la quale pubblica autonomamente a tiratura limitata e fuori commercio, non solo le sue cose, ma le piccole cose degli amici; e l’Associzione anch’essa denominata la stanza del poeta con la quale incidere nel territorio, nella dichiarata speranza che la parola del poeta possa aprirsi a sempre nuovi ascolti.

con Irene e Gabriella

10
Feb
10

SAGGI DIVERSI

Maffeo. Itinerari di ricerca

 (saggio critico), Caramanica, Marina di Minturno 2006

Pasquale Maffeo è un figlio del Sud che non cela (compiaciuto) la rabbia per aver voluto rimanere tale – avrebbe potuto, ne ha pur avuto l’occasione, trasferirsi altrove e rinunciare (almeno in apparenza) alla scomoda etichetta di meridionale, magari atteggiandosi (complice la sua professione di anglista e giornalista eclettico) a “napòlide”, come direbbe oggi qualcuno: non ha voluto, non se l’è sentita, malgrado ne abbia dovuto pagare lo scotto, di rinnegare una identità di cui va fiero – è un figlio del Sud, con i suoi difetti (evidenti e inutili da ricordare) ma con il grande pregio della umana chiarezza nell’esercizio delle forme dell’arte. In lui comunque trovi la solarità e il mistero, la grazia e la forza, l’allusione furtiva e l’ironia corrosiva: coagulo intelligente di composta grecità e genuina italicità, in lui sopravvive il gusto per la parola che si fa logos nel cogitare.

 

 

La norma della diversità

(note sulla poesia del decadentismo italiano), la stanza del poeta, Gaeta 2007

Indice

Gli Scapigliati fra rottura e futuro
a) Un gruppetto di ribelli
b) Praga – Milano
c) Il Male – i figli malati – le corrispondenze
d) Boito – Dossi
e) Lucini – verso Crepuscolari e i Futuristi.

Fra Pascoli e i Crepuscolari: inettitudine e sentimento del tempo
a) L’inettitudine
b) Tra Scapigliati e Futuristi
c) Gozzano – Corazzini
d) Eredità del crepuscolo.

Dal futurismo a Ungaretti: la nuova poesia del nostro ‘900
a) Una ambigua avanguardia;
b) La velocità – Folgore;
c) Govoni – Palazzeschi;
d) Marinetti – classicità e futuro;
e) Ungaretti e la nuova poesia.

La lezione dell’Ermetismo: la poesia tra impegno e sogno
a) Campana
b) Sbarbaro
c) La parola nuova
d) L’esistenza provvisoria
e) De Libero
f) Motivazioni dell’Ermetismo – Gatto – Sereni – Montale
g) La guerra – Luzi – Oltre il Decadentismo.

 

 

Le parole degli altri

(letture), Edizioni EVA, Venafro 2008

presentazioni dei libri di:
Amanda Knering 1988, Pina Tucci 1991, Pina Scotti 1993, Antonio Riciniello 1995, Nirvana Ortese 1995, Rodolfo Carelli 1995, Sandra Cervone 1997, Ida Maina 1999, Renzo Ricchi 1999, Amerigo Iannacone 2001, M.Luisa Spaziani 2005, Dante Cerilli 2005, Adele Caccia 2005, Carmine Brancaccio 2006, Sergio Corbino 2007, Rita Iulianis 2007, Francesco P. Tanzj 2007, Goliarda Sapienza 2007, David Cibecchini 2007, Martina Silvestri 2007, Amerigo Iannacone 2007, Pasquale Maffeo 2007, Asoic Naic 2008

10
Feb
10

VOIX DE LA MEDITERRANEE

Leo et Lea

(traduzione da Agnes Olive) la stanza del poeta, Gaeta 2006

que nous reste-t-il
que nous reste-t-il
à part lire des livres
des histoires d’amour
des histoires de vie
celles des autres
celle de léo et léa
léo et léa sont sur un bateau
léo et léa tombent à l’eau
qui est-ce qui reste
il reste moi donc il reste toi

     * * *

che cosa ci resta?
che cosa ci resta
se non leggere libri
storie d’amore
storie di vita
quelle degli altri
quella di Leo e Lea
Leo e Lea sono in barca
Leo e Lea cadono in acqua
chi è che resta?
resto io dunque resti tu

 

 

Me l’ha detto Rimbaud

(traduzione da A chacun sa révolution di Samira Negrouche) la stanza del poeta, Gaeta 2006;

Rimbaud m’a dit :
Les routes toujours se construisent
au crépuscule du voyage là où
se confondent les mots
à la langue captive.

Nous nous aventurons un soir sur des
mots déjà peints à chaque vingt ans
palpitants, nous écrivons les mêmes
paysages et en sommes
les seuls créateurs.

   * * *

Me l’ha detto Rimbaud –
si costruiscono sempre le strade
al crepuscolo del viaggio dove
le parole si confondono
della lingua prigioniera

Ci avventuriamo una sera
su parole ogni vent’anni disegnate
palpitanti e gli stessi paesaggi
noi scriviamo e ne siamo
i soli creatori

 

 

Le piogge

(traduzione da Les pluies di Sami Nasr, dal francese di Essia Shkiri), la stanza del poeta, Gaeta 2006

 

Telles qu’une lune sauvage
Les pluies se posent sur la terre enduite des pêchés
Des oiseaux de la joie sauvage
Les secrets nocturnes pénètrent à minuit
dans notre chambre lunaire
Et la flamme hivernale nous surprit
A dix heures, chacun de nous laisse pour l’autre
Ses mains,
Sa brune paume aimante
Il part laissant ses pieds froids sur le seuil de la faculté
Et laissant aussi sur les arbres les battements
de son cœur sanglant
Et des nids dans les vents

    * * *

Come luna selvaggia si posano le piogge
Sulla terra rivestita di peccati
Di uccelli di gioia selvaggia
I segreti notturni penetrano a mezzanotte
La nostra stanza illunata
E la fiamma invernale ci sorprende
Alle dieci, ciascuno di noi
Lascia all’altro le sue mani
La bruna palma innamorata
Parte lasciando i piedi freddi sul suolo della facoltà
E insieme lascia sugli alberi i battiti
Del suo cuore sanguinante
E nidi nel vento

 

 

Lodève 2006

(diario poetico), la stanza del poeta, Gaeta 2006

X.
Cerco nel fondo della notte un alito
che vinca la malinconia del giorno

dimmi Amandine per quali vie traverse
continui ad incrociare la mia strada

la sigaretta e gli orecchini accendono
rapidi lampi intorno al tuo sorriso

nel chiostro austero della cattedrale
abita il tuo profilo una sua casa

ma preferisco andare e non sapere
se un esito e quale mi dia il caso

XI.
Gioca Nicole con i bambini e i poeti
– lei si diverte e suscita emozioni
che piccole poi crescono
che allegra fanno l’aria

gioca Nicole con le parole che giocano
i poeti come fossero bambini
e invita così i piccoli
con le parole a crescere

 

 

Lo stagno dell’Eden

(traduzione da Etang de l’Eden di Enán Burgos) la stanza del poeta, Gaeta 2007

3

le soleil regagne sa tombe fraîche
danse tournante des eaux
soir d’écume autour de la coquette
Aphrodite
concert antique des vagues porté par
des vents lointains
étang incessamment enflé des lamentations
neptuniennes
je l’écoute d’une oreille tendue vers la nuit
marchant écartant la brume de mon
propre coeur

    * * *

il sole raggiunge la fresca sua tomba
tortuosa danza d’acque

sera di schiuma intorno alla civetta
Afrodite
concerto antico di onde
portato da venti lontani
stagno gonfiato senza tregua dai lamenti
di Nettuno
l’ascolto con l’orecchio teso alla notte
avanzando scartando la bruma del mio
stesso cuore

 

4

crevasses que je redoute
l’argile s’endurcit
pareille a un fruit sec sous le crachat du soleil

séisme dans le sang
toujours en secousse
coup de fouet brûlant qui harcèle le limon

les mamelons ruisselants de la vague
comme un cheval
blanc indomptable à l’assaut des étoiles
traversent ma pensée

dans ma gorge assoiffée je récolte l’or venant de
la barbe de Poséidon

    * * *

fessure che mi spaventano
l’argilla si indurisce
simile a un frutto secco sotto il sole che sputa

cataclisma nel sangue
sempre una scossa
bruciante frustata che il limone tormenta

i capezzoli grondanti dell’onda
come un bianco cavallo
indomabile all’assalto delle stelle
attraversano il mio pensiero

nella mia gola assetata io raccolgo l’oro
della barba di Poeseidone



09
Feb
10

Dallo spagnolo

Vistas al mar

(Vedute marine: traduzioni da Carlos Vitale), la stanza del poeta – Gaeta 2006

CUEVAS DE MÁTALA

¿Dónde te ocultas
perezosa muerte?

MEDIODÍA

Sombra
de fuego.

MAR DE CRETA

Lo que has tenido y no sabías.
Lo que no volverás a tener.

    * * *
GROTTE DI MÁTALA

Morte indolente
dove sei nascosta?

MEZZOGIORNO

Ombra
infuocata.

MARE DI CRETA

Quello che hai avuto e non sapevi.
Quello che non saprai come avere.

          * *

Reflexion. Instantes de cristal

(Riflessi: istanti di cristallo: traduzioni da Gustavo Vega), la stanza del poeta – Gaeta 2007

Si te fijaras
comprenderías porqué
los inviernos
también pueden inflamarse
hasta estremecer
el cuerpo
y la mirada

de placer
y de agonías.

Sí, comprenderías

que tu ser es sólo un sendero
que se extiende absurdamente
hasta el borde
de su último suspiro

    ***

Se ci badassi
comprenderesti perché
gli inverni
possono anche infiammarsi
fino a scuotere
il corpo
e lo sguardo

di piacere
e di agonie

Comprenderesti certo

che il tuo essere è solo un sentiero
che si estende per assurdo
fino al bordo
dell’ultimo suo respiro

        * *

 

Variaciones

(Variazioni: traduzioni da Angela Serna), la stanza del poeta – Gaeta 2008

 

Desnúdate palabra,
entrégate a mí única y eterna,
concédeme los dones que hoy
me niegas y vela por las dos
desde el límite de tu osadía.
Vuelve nueva y despojada
para que pueda, despierta,
reconocerme en ti.
Atrápame en la hiedra de tus voces
y deja que mi voz se pierda en ella.
Sé piel para mi piel
y muda conmigo de garganta.
Sólo así serás, seremos,
cuerpo y alma enamorados
en tiempos de carencia.

       ***

Spogliati parola,
affidati a me unica in eterno,
concedimi i doni che oggi
mi neghi e veglia su noi due
oltre il limite della tua audacia.
Spogliati e rinnovati affinché
risvegliata io possa
riconoscermi in te.
Legami nell’edera delle tue voci
e lascia che la mia si perda in quella.
Sii pelle per la mia pelle
e muta di suono con me
Solo così sarai, saremo
corpo e anima innamorati
in tempo di carestia

 

      * *

Otras voces

(Altre voci: traduzioni da Angela Serna), la stanza del poeta – Gaeta 2009

De eternidad en eternidad,
una vez y otra vez
sentada en la baranda
de la espera, oteas
desde un muro de locura
el paso lento y cansado
de una estación fría que agoniza.

De eternidad en eternidad,
cuando las horas caen indiferentes,
recostada en los perfiles
de la luna asistes, desnuda e
impasible, al lacónico regreso del habla.

De eternidad en eternidad
retornas renovada
vacía
otra
sola

palabra.

     ***

Di eternità in eternità
una volta e una volta ancora
seduta alla ringhiera
dell’attesa osservi
da un muro di follia
il passo lento e stanco
di una fredda stagione agonizzante

Di eternità in eternità
quando le ore indifferenti cadono
reclinata sui profili della luna
assisti impassibile e nuda
al laconico ritorno del linguaggio

Di eternità in eternità
rinnovata torni
vuota
diversa
sola
tu
parola



07
Feb
10

DITET E NAIMIT

 

DITET E NAIMIT. Tetovo 2008: diario di viaggio  (Premio “Venafro” 2008) – Edizioni EVA, Venafro, aprile 2009 (con prefazione di Gerardo Vacana)

 

Overture volante

La prima volta! non era capitato
ma confesso aver avuto anche paura
– e finora non avevo mai volato

Eccomi finalmente pellegrino
attraverso l’Adriatico dall’alto
(trent’anni dopo il viaggio sulle onde
verso una Yugoslavia ormai scomparsa)

Tetovë in Macedonia mi attende:
tre poesie soltanto vado a leggere
trasformato da Elvana in albanese

Piccolo il Canadair su cui mi imbarco
preoccupato ma non tanto – sono stanco
e il poetico viaggio voglio più che sia
almeno un po’ una bella distrazione

UVERTURË FLUTURUESE

Hera e parë! S’kishte ndodhur më parë
por e pranoj se pata dhe frikë
– e gjer më tash s’kisha fluturuar kurrë
Më në fund, ja ku gjendem pelegrin
përmes Adriatikut ç‘prej së larti
(tridhjetë vjet pas udhëtimit mbi valë
drejt një Jugosllavie tash të zhdukur)
Tetova në Maqedoni më pret:
veç tre poezi po shkoj të lexoj
shndërruar nga Elvana në shqip
I vogël Canadair-i në të cilin hipi
i shqetësuar, por jo dhe aq – jam i lodhur
dhe dua që udhëtimi poetik më shumë të jetë
të paktën një shpërqendrim i bukur

Minareti

Come credo un tassista d’ogni parte del mondo
Elvir approfitta del turista straniero
– “occidentale” per giunta – e chiede euro
come fossero (i suoi poveri) “denari”…
e imbroglia un poco anche se ha il tesserino
ma la sua ricevuta me la firma

Inquietanti i minareti nella valle –
quanti sono i villaggi musulmani!
(tutti “albani” dice Elvir che è serbo)
poi entriamo nelle morbide gole
con i colori dell’autunno e non ci sono
più case (li conosco questi posti!
paesaggi brulli e paesi modesti:
sono quelli del mio sud e li taglia
l’autostrada che arriva fino a Ohrid
economica ma poco frequentata

MINARET

Ashtu si çdo taksist në botë besoj,
Elviri përfiton prej turistit të huaj
– “perëndimor” madje – dhe kërkon euro
si të qenë “dinarë” (e tij të shkretë)…
mashtron paksa edhe pse librezë anëtarësie ka
por faturën e vet ma firmos ama
Të paqeta minaret në luginë –
Sa shumë fshatra muslimanë!
(të gjithë “albanë” thotë Elviri që është serb)
pastaj hyjmë në grykat e buta
me ngjyrat e vjeshtës dhe s’ka më
shtëpi (këto vende më janë të njohura!
peisazhe të shogët e fshatra modestë:
janë si të jugut tim dhe i pret tejetej
autostrada që shkon deri në Ohër
ekonomike, por rrugë pak e rrahur

(con traduzione in albanese di Elvana ZAIMI) Tetova, ottobre 2009

 

Stracci di vita

(traduzione da Life’s rags di Shaip Emerllahu, dall’inglese di Elvana Zaimi)

STRACCI DI VITA

se non verrà suonato domani

il valzer degli occhi scintillanti

lascia che la strada si apra su entrambi i lati

fare un passo nel passato

alimenta soltanto la nostra consolazione

la foglia di quel che viene

diventa una collana di vita

chi biasimare

per queste foglie che si ammucchiano

intorno al tuo collo

mentre niente a che fare

io ho con questa

confusione che è la vita

stracci di passione

                              vita

07
Feb
10

TRADURRE IL FRANCESE

SESTINE DI CAMPODIMELE (traduzione da “Sextines de Campodimele” di Nicole Drano Stamberg), Comune di Campodimele 2002

Dans ce village
j’ai regardé le ciel sans bouger
et j’ai parlé toute seule dans le vent.
Je t’ai appelé.
Tu m’as ouvert la porte d’une chambre
en m’offrant un bol de miel.

O Arnaldo nos sextines de chair
n’auront ni ordre ni règle.
Pour nous l’obéissance absolue dans nos vers
sera la mathématique des probabilités.
La brise ne sera que nos lèvres
« Amors, gara ! sui ben vengutz»

Da questo paese
ho fissato lo sguardo nel cielo
e sola sola ho parlato nel vento.
Ti ho chiamato e tu
mi hai aperto la porta di una stanza
offrendomi un vasetto di miele.

O Arnaldo le nostre sestine di carne
nessun ordine avranno né regola.
Per noi obbedienza assoluta nei nostri versi
sarà il calcolo delle probabilità.
Appena un respiro sulle nostre labbra:
“Amore, guarda! sei ben prigioniero”

Per sempre il lago / La carretta del carbone (traduzione di “A JAMAIS LE LAC / LA CHARRETTE DE CHARBON” di Georges Drano) – la stanza del poeta, Gaeta, febbraio 2006

 

Il passaggio e la luce (traduzione di “LE PASSAGE ET LA LUMIERE” di Georges Drano), entrées maritimes, Frontignan 2006

06
Feb
10

IL TEMPO

IL TEMPO TROVATO (poesie dell’adolescenza 1965-1967) – la stanza del poeta, Gaeta aprile 2006

 

Solo la luna

C’è solo la luna,
ormai,
che mi comprende
e m’ama.
E solo lei desidero
per me.
Rinuncerei a tutte
per averla,
ma non l’avrò…
E cerco ancora un viso
che mi sorrida
e mi renda la vita.

  

    * * *

ALLA RIVA DEL TEMPO  Guida, Napoli maggio 2005

 

Ritorno a Sète

Ti salutano i bianchi cavalli
di Camargue e la garriga odorosa
di erbe nel vento
ti salutano
i pini del Mas de Suéde
e le vigne contorte nel sole

senza te Sète ha un’aria un po’ triste

come quella dei due somarelli
fotografati a sorpresa nell’afa
impoetica di un giorno che stanca

ti salutano brulle colline
e campagne ove il tempo è sospeso

ti salutano le frotte in vacanza
dei turisti multicolori
e le facce serene dei paesani
nella siesta dei borghi

è un continuo rivolgersi a te:
dove sei perché non ci sei?

senza te Sète ha l’aria più triste.

 

Con traduzione in esperanto di Amerigo Iannacone

CE LA TEMPORANDO

 

 

4 poesie tradotte in francese: VIE A TRAVERS LA PAROLE

 

 

 

TEMPO LETTERARIO (analisi di narrativa italiana contemporanea) Edizioni EVA, Venafro – gennaio 2006

 

 

 

INDICE

 

Premessa                                                                                

Parte prima – Introduzione                                           

1)  La suggestione del tempo e la vecchiaia                        

2)  Idea di contemporaneità                                                  

Parte seconda – Tra l’Antico e il Nuovo                              

1)  La noia e la vecchiaia                                                       

2)  Amore e misura del tempo                                              

3)  Verso i nostri tempi                                                         

Parte terza – Zeno si guarda vivere                                       

1)  Svevo e la cristallizzazione del tempo                           

2)  Il personaggio                                                                   

3) La novella del buon vecchio e della bella fanciulla   

4)  Altri esempi                                                                      

5)  Il vecchione                                                                      

Parte quarta –

Vecchi e giovani nella narrativa del primo Novecento       

1)   Saba                                                                                  

2)     Pirandello                                                                       

3)     Tozzi                                                                                

4)     Omissioni                                                                       

Parte quinta – La lettura del tempo oggi                             

1) Prete salvatico di Pasquale Maffeo                               

2) La creatura e l’ascolto di Renzo Ricchi                       

3) Ai confini dell’Austria e Ottobre di Salvatore Mignano    

4) I quattro camminanti di Rodolfo Di Biasio                  

Appendice                                                                               

Premessa                                                                                

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Temi e problemi                                                                    

Bibliografia